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Cassandra, la voce


Sono io, parole senza voce, voce
senza parole, Cassandra. Nessuno
ascolta le mie profezie. Tutti
atterriti dall’urlo che mi squassa.
Nessuno ascolta la mia voce, avvinto
ognuno dal mistero preveggente.
Dono del dio, somma beffa! Chi ode
le sue parole non ode Cassandra.
Chi invoca il vaticinio crede a un dio
non a Cassandra. Duplice dilemma
il mio: delirio e ragione. Delirio
e follia, l’amore rifiutare
di Febo saettante, essere del dio
non amante, ma voce inascoltata,
perseverare nel dono tra i roghi.
Ragione, la profezia
che della mia bellezza percorre ogni
fibra, brucia feroce incendio, vibra
la voce fuori di me senza di me.
Nessuna delle figlie d’Ilio tanto
patì: già presentivo
la morte in me, nei figli bambini,
nell’uomo che mi possedette schiava
e amante. Già sapevo il sangue sparso,
già prima di salpare per la rocca
di Micene regina.
Condannata alla vita
condannata alla morte:
condannata al silenzio,
esausta di parole senza voce e
voce senza parole.

tratta da L’amplesso retorico Edizioni Campanotto, 2004

Pubblicato il 8/1/2008 alle 20.52 nella rubrica Ha detto....

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